Papavero

La mela è un ciclo
Morderla vuol dire entrare nella vita
Chi non la morde rimane nell’Eternità.

A volte però mi avvicino
Per sentirne soltanto il profumo,
sa di buono.

Genitori

Tutta la cura profusa ha stillato il suo profumo.
Ogni lacrima versata ha dissetato le radici.
Ogni sorriso ha scaldato le foglie.
Ogni parola colorato i petali.

È tempo di donare agli altri ciò che di bello abbiamo ricevuto e, secondo Legge, lasciare che il dono si compia da sé.

i Semplici

Hanno le vesti d’oro i Semplici
che vivono senza il troppo,
che non chiedono
e non fanno la guerra.
La loro gentilezza li ha privati di giustizia,
ma la loro nobiltà non cessa,
mai,
di splendere.

Hanno le vesti d’oro i Semplici,
ricamate con le azioni
compiute per amore della Verità,
con le parole
pronunciate nel Silenzio
e con i pensieri
tesi all’Infinito.

Hanno le vesti d’oro i Semplici,
senza strappi nè aggiunte,
un unico grande velo che,
nonostante il peso dell’impegno,
a restare fedeli a se stessi,
li rende leggeri e delicati,

come piuma d’uccello.

Piena

Quando taccio

non pensare non sia amore.

Ti osservo

ed attendo,

alla giusta distanza,

la tua comparsa.

Mantengo lo spazio

neutro e così puro

affinché non ci siano

sovrapposizioni di oscurità.

Rispetto le volontà

unite al sentimento,

accolgo la tua persona

sia nella presenza

che nell’assenza.

E così,
in ogni istante,
sono piena.

non la chiamo per nome

Aspetto stesa a letto, che anche questa giornata finisca. Non mi pesa particolarmente, ma il digiuno mi toglie forze e attenzione. Mi vedo distratta e smemorata, incapace di seguire discorsi per un tempo sufficiente e necessario a farmi una opinione su tutto, e molte delle cose che mi scorrono davanti, sia nella testa che sul laptop, non lasciano alcun segno.Persone che mi chiamano per chiedermi se posso risolvergli un impiccio, la vicina che mi chiede di darle il tiro perché il cancello blablabla, i media che chiedono di scendere in guerra. Tutti chiedono agitati qualcosa. E tutto si ferma sulla porta della stanza. E lì si acquieta.

Quello che mi arriva forte invece sono le attenzioni spontanee delle persone, e questo senso di umanità, da definire quasi basico, che è l’unico terreno su cui riesco a camminare. 

Rapporti umani che proprio perché belli sono anche veri; sorrisi alla cassa del supermercato, che amplificano le gentilezze della fila, pensieri amorevoli di me imbranata in cucina, che per il ritorno dei figli dalla loro prima grande vacanza, preparo la pasta al forno più buona del mondo, gente che suona per strada e coinvolge al punto che tutti canticchiano.

Tutto questo mi si imprime in quel luogo dove sono identità, e mi solleva dall’affollarsi dell’inutile.
Tutto ciò che è superfluo, persino il dolore, non lo sento più. Forse richiede troppe forze per contrastarlo, e troppa energia per riconoscere da dove viene, per dargli ancora nutrimento.

Guardo il passato sorridendo, i mostri e le streghe non è che non ci sono mai stati. Ma non erano poi così forti, e ad essere sincere,quel poco che avevano, glielo avevo dato io. 

Quel che resta di me è la vita stessa che mi sostiene. E dove il mio corpo non arriva scopro che c’è una forza ancora più grande che mi spinge. Non la chiamo per nome. Ma la conosco bene.
Mancano pochi giorni alla fine del Ramadhan. E so già che mi mancherà.